Scandalo: autisti delle auto blu non perderanno i punti patente

Ennesimo scandalo all’italiana: il Senato ha approvato una modifica al codice della Strada dove si leggittima gli autisti delle auto blu ad infrangere i limiti imposti dalla legge. Se la riforma andrà in porto tutti gli autisti delle cariche dello Stato non perderanno più i punti sulla patente.
Quando leggo queste notizie mi chiedo cosa serva andare a votare: la classe politica italiana è il miglior esempio del predicare bene e razzolare male. Con le novità in arrivo per il Codice della Strada abbiamo ascoltato diversi politici puntare il dito sulla maggiore attenzione alla sicurezza, sul rispetto dei limiti di velocità e sull’inasprimento delle multe per chi sgarra. Tutto giusto: guidare non è un diritto e il rispetto delle regole è sacrosanto. Non per tutti però: gli autisti di auto Blu non perderanno più i punti sulla patente.
Com’è possibile una tale ingiustizia? La commissione lavori pubblici del Senato, durante l’esame della riforma del codice della strada ha apprrovato un nuovo emendamento: agli autisti di veicoli in disponibilità di alte cariche degli organi costituzionali, dei presidenti di Regione, dei presidenti di Provincia e dei sindaci dei Comuni capoluoghi di provincia sarà rilasciata apposita patente di servizio per l’espletamento dei compiti istituzionali dell’ente di appartenenza. Fin qui niente di strano: peccato che sull’apposita patente di servizio non sarà applicato l’articolo 126 bis, quello sulla patente a punti!
Come al solito non si è dichiarato chi potrà beneficiare di questo emendamento scandalo: qualsiasi carica pubblica, da Berlusconi fino ai presidenti delle province ecc ecc- potrà sfrecciare impunemente nel traffico.
Diamo però un nome a chi crede che in Italia la legge vada applicata solo su noi poveri automobilisti di serie B: Cosimo Gallo, 64 anni di Martano in provincia di Lecce, imprenditore eletto nelle liste del Pdl. Per fortuna, nonostante l’approvazione, i senatori del PD e dell’IDV si erano dichiarati contrari.
Che ne dite se iniziassimo a fare sentire il nostro sdegno?
ven 30/04/2010 da Simonluca Pini
L’articolo è steso bene e non ha bisogno di altri commenti… Non è stato aggiunto però che in Italia c’è un motto: lamentarsi non serve, tanto non cambierà nulla perchè va bene così.

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iniziamo a cambiare le parole sopra i tribunali da:
“La legge è uguale per tutti”
a
“LA LEGGE E’ UGUALE PER MOLTI”