Prezzo benzina alle stelle per la crisi in Libia

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La crisi in Libia ha fatto schizzare il prezzo della benzina in Italia. Le compagnie petrolifere, approffitando della situazione che ha colpito il paese arabo, hanno aumentato i listini di due centesimi al litro, portando il costo della verde a 1,536 euro e il gasolio a 1,426 euro. Clamoroso il caso di un distributore campano: nella stazione Erg in corso San Giovanni a Teduccio la benzina verde viene venduta a 1,648 euro al litro. Aumenta anche il GPL arrivato ad essere venduto tra lo 0,789 euro/litro di Eni e lo 0,799 euro/litro di Q8. Per far fronte a questa folle aumento dei prezzi, le Associazioni dei consumatori chiedono un intervento deciso del Governo: ricordiamo che il 70% del costo dei carburanti è legato a tasse imposte dallo Stato Italiano.

Ci risiamo: nuovo aumento sul costo del carburante. Questa volta gli automobilisti italiani dovranno mettere mano al portafogli a causa della della crisi che ha investito la Libia.

Nonostante le rassicurazioni dei rivoltosi in materia di contratti petroliferi, nonostante la Libia valga meno del 10% della fornitura di petrolio mondiale e i lunghi tempi di raffinazione -un barile comprato oggi sarà utilizzato come carburante tra molti mesi – il gruppo Eni aumenta i propri listini di due centesimi al litro.

Questo aumento ha portato il listini dei distributori a 1,536 euro per la verde e 1.426 per il gasolio; tra le regioni più colpite dai rincari troviamo la Campania e la Sicilia con prezzi massimi di 1.648 per la verde e 1,469 euro/litro per il gasolio.

Le associazioni dei consumatori provano a porre un freno ai rincari: Sui carburanti, da cui dipende la quasi totalità della nostra economia, il Governo, volendo può intervenire per cercare di ridurre il danno. Scartata una possibilità di intervento del nostro Governo per impedire l’aumento della materia prima alla fonte, l’intervento sarebbe possibile sull’accisa ha dichiarato l’Aduc.

Ricordiamo come il 70% del prezzo dei carburanti finisca nelle casse dello Stato: all’aumentare del restante 30%, il governo italiano vede impennare le proprie entrate. Su questo punto le associazioni dei consumatori chiedono un rapido intervento: fidando che il Governo non si comporti in modo speculativo e profittatorio come quelle compagnie petrolifere che hanno già aumentato i prezzi alla pompa pur non avendo ancora registrato un centesimo di aumento alla produzione.

Gli automobilisti cosa possono fare per sopravvivere al folle aumento dei prezzi? Investire in azioni ENI: oggi sulla Borsa di Milano hanno fatto segnare un bel risultato positivo…

ven 25/02/2011 da Simonluca Pini

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